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La lunga storia del lino

Naturale, prezioso, sereno…. sono tanti gli aggettivi che potremmo utilizzare per descrivere il lino, tessuto raffinato e seducente che vanta una storia lunghissima.

 

Il lino, infatti, è la fibra tessile più antica del mondo. In Egitto era conosciuto già nel V millennio a.C. e la sua coltivazione era comune anche nell’antica Babilonia. In quel tempo veniva usato per mummificare i faraoni e come tessuto pregiato da usare tutte le volte che ci si avvicinava a Dio, in preghiera o in sacrificio. I fenici lo trasformarono in un prodotto di grande valore commerciale, spingendo la sua diffusione soprattutto fra i greci e gli etruschi. Questi ultimi lo usavano per le vesti indossate dall’aristocrazia ma anche per le vele delle navi. Il tipico indumento di questo popolo, che risale a circa il VI secolo a.C., era il chitone di lino: una veste indossata da uomini e donne, anche in versione corta al ginocchio e poi attillata con cintura.

 

Dal Medioriente il lino si diffuse in tutta Europa, mantenendo il suo predominio per tutto il Medioevo, anche quando nel 1300 gli arabi introdussero il cotone. In epoca rinascimentale, il gusto per uno stile di vita raffinato rafforzò la presenza del lino nella vita quotidiana. I principi lo volevano per produrre camicie, lenzuola e biancheria per l'igiene personale. Ma è tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che il lino conobbe il suo massimo splendore.

 

A partire dal XVIII secolo, con l’invenzione delle prime macchine per la filatura e la produzione intensiva del Nord America, il cotone cominciò a prevalere, diventando la fibra più usata per la produzione di massa dei tessuti. Oggi il lino è tra le fibre tessili quella meno utilizzata. Ma nulla ha perso agli occhi dei consumatori in termini di qualità, valore e pregio del tessuto.

 

Fonte immagini: web