Un fazzoletto per riconoscersi Un fazzoletto per riconoscersi

Un fazzoletto per riconoscersi

IL FAZZOLETTO “SEMIOTICO”

A volte il fazzoletto è un segno di riconoscimento.
Ci sono politici che l’hanno scelto come simbolo di appartenenza: i leghisti, per esempio, lo portano rigorosamente verde e piegato nel taschino.
C’è chi lo usa per trasformare una conoscenza virtuale in un’amicizia in carne e ossa: abbiamo, per esempio, che orde di ragazzini innamorati della saga di Twilight, il film sul vampiro gentile, discutevano della loro passione su un forum in internet e che, all’uscita della prima, si sono dati appuntamento al cinema. Per riconoscersi, dato che nessuno aveva mai visto gli altri di persona, hanno stabilito di portare al polso un fazzoletto rosso.
Anche la comunità omosessuale userebbe i quadrati di stoffa per comunicare. Esisterebbe, addirittura, un intero “codice del fazzoletto” studiato per comunicare al mondo gusti e preferenze personali, in modo da facilitare gli approcci. Le “lettere” di questo insolito alfabeto sarebbero il colore della stoffa e il modo in cui il fazzoletto viene tenuto nella tasca.
C’è anche chi usa il fazzoletto per protestare: negli stadi spagnoli, per esempio, è diffusa l’usanza di contestare l’operato dell’arbitro sventolando quadrati di cotone bianchi. Un suggerimento seguito anche dai tifosi nerazzurri a San Siro nella partita contro la Sampdoria del 21 febbraio scorso.
Pare, insomma, che il fazzoletto abbia degli insospettabili risvolti sociologici e semiotici, cioè legati alla comunicazione. Mai sottovalutare le potenzialità di un semplice fazzoletto!